Aguascalientes, il valore della crescita reciproca
Messico

Aguascalientes, il valore della crescita reciproca

Anche nei contesti più complessi, la presenza costante e l’apertura al dialogo con i bambini trasformano la sfida in gioia e crescita personale.

Mi chiamo Marta, ho 23 anni e da sei mesi le mie giornate sono scandite dal ritmo serrato e vibrante di Aguascalientes. Sono qui con il progetto FOCSIV, impegnata nel contrasto all’illegalità, il Servizio Civile Universale è un’esperienza che straborda dai confini del “lavoro” per investire ogni aspetto della vita: la lingua che impari a masticare con fatica, la gestione della casa e la cultura che ti accoglie con un calore inaspettato proprio quando ti senti più spaesata. 

La mia giornata tipo è un viaggio tra estremi. La mattina inizia con i ragazzi tra i 9 e gli 11 anni, mentre il pomeriggio il centro viene invaso dai più piccoli, tra i 5 e gli 8 anni. In un contesto dove i minori sono esposti fin da piccoli a scene di violenza, il ruolo dell’educatore diventa quello di un punto di riferimento silenzioso. La parte più difficile è stata imparare a reagire ai loro racconti di vita vissuta; spesso ti dicono cose che non vorresti mai sentire, e lì ti scontri con un senso di impotenza che all’inizio fa soffrire, ma ti fa anche cambiare prospettiva. Vedere la fatica di tenere tutti concentrati su un’attività è una sfida costante, ma ho capito che bisogna solo dare tempo ai bambini e, soprattutto, darsi tempo come volontari. Non si può essere sempre al “top”, ma a questi bimbi serve innanzitutto attenzione e cura; il resto si costruisce piano piano.

Ad oggi, la scuola è diventata un punto di rifugio e di ricarica. Anche se il lavoro può essere fisicamente e mentalmente stancante, esco da quelle aule sempre sorridente. Il segreto è imparare a conoscere davvero i bambini, lasciandosi travolgere dal loro mondo di giochi e colori. Io sono il loro “oggi”, ma domani potreste esserci voi: è incredibile pensare come questi bimbi, ogni anno, aprono il cuore a nuovi volontari a modo loro. Non date mai nulla per scontato, perché troveranno sempre il modo di sorprendervi.

Tuttavia, l’esperienza SCU non finisce quando esco dalla scuola. C’è tutto il mondo della convivenza, del fare la spesa e del trovare un equilibrio in una casa che diventa a volte il tuo rifugio a volte la tua gabbia. All’inizio non ci capisci niente: la lingua sembra un muro e la routine è un concetto lontano. Ma è proprio in questo “non capire” che avviene il cambiamento. Le persone qui sono sempre pronte ad aiutarti se ti vedono in difficoltà, ma allo stesso tempo mantengono una distanza di sicurezza. C’è sempre una soglia di attenzione alta, un rimanere “sull’attenti” che ti fa capire quanto la realtà che abitano sia complessa; non ti danno troppa confidenza subito, la fiducia va costruita con il tempo e con il rispetto della loro riservatezza.

Oggi, quello che a inizio anno mi sembrava un miraggio — gestire da sola due ore di attività con 20 bambini — è diventata la mia normalità. Mi sono conquistata la loro fiducia non con grandi discorsi, ma con la costanza di esserci ogni giorno. Quegli stessi bambini che prima ignoravano le mie proposte, oggi lavorano di più e ascoltano. È un’esperienza faticosa, faticosissima, ma è un momento di felicità profonda che ti dà molto più di quanto tu possa offrire. Vedi i loro progressi, senti il peso dei loro abbracci e capisci che il tuo anno ha un senso.

Siamo a metà percorso e il tempo ha iniziato a correre velocissimo. I primi mesi servono per “entrare” nel meccanismo, per costruire le basi e imparare a comunicare davvero. Poi, quasi senza accorgertene, arrivi a questo punto e ti rendi conto di quanto tu sia cambiata insieme alle persone che ti circondano. A chi sta pensando di partire direi: non chiedetevi troppo subito. Datevi il tempo di essere spaesati e di sentirvi fuori posto. La soddisfazione di vedersi trasformati, insieme ai legami che si creano, è una ricompensa che non ha prezzo. Il Messico ti insegna che nulla è totalmente bianco o nero, e che anche nelle ombre più fitte si può imparare a camminare insieme.

Marta

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