Volontari
1Gen/130

Invito alla lettura, ovvero perche’ questo blog?

Finalmente un blog dei volontari ENGIM, che raccoglie le storie di persone che partono con i nostri progetti di mobilità e che si impegnano in esperienze di volontariato, di studio e di ricerca in paesi del sud del mondo.

Alcuni scrivono tanto e tante volte, altri solo piccole testimonianze impressionistiche e fugaci, ma ogni contributo è prezioso per dare visibilità a queste belle esperienze di vita.

Vi invitiamo a leggere questi contributi per tanti motivi; per conoscere, per riflettere, per attivarsi e chissà.... anche per partire!!!

I contributi sono organizzati per autori, per paesi e per progetti, con la possibilità quindi di approfondire le vostre letture secondo quanto vi è più utile.

Buona lettura a tutti,

Mara Costanzo,  Responsabile Mobilità di Engim Piemonte Internazionale

Per ulteriori informazioni:

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mail: selezioni.internazionale@engim.it

 Nel caso dei progetti di Servizio Volontario Europeo, i  progetti sono finanziati con il sostegno della Commissione Europea. L’autore è il solo responsabile di questo blog e la Commissione declina ogni responsabilità sull’uso che potrà essere fatto delle informazioni in esso contenute.

30Gen/200

La Virgen Morena

Ogni 12 dicembre, in Messico, viene celebrata la Virgen Morena, una festività che si basa sulla leggenda del manoscritto, secondo il quale, nel 1531 fece un’apparizione di fronte all’indio Juan Diego nel cerro del Tepeyac.

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In questo incontro così improbabile e creduto da milioni di cattolici messicani, la Vergine chiede a Juan Diego di andare dal frate Juan de Zumarraga per costruire un tempio in quel luogo. Inizialmente il frate non crede alle sue parole, ma di ritorno a un secondo incontro divino, la vergine lo invita a cogliere rose e riporle nella tilma: quando Juan Diego le consegna al frate, l’immagine della Virgen de Guadalupe appare miracolosamente stampata tra i suoi abiti: ha resistito 500 anni, ora stampata nell'immaginario collettivo messicano. L’immagine santificata si trova attualmente nella Basilica de Guadalupe come prova del miracolo. Una storia che ogni messicano conosce fin dall'infanzia.

30Nov/190

Tra Lamiere e Fango

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Guardo la mamma mentre lava il bucato e un raggio mi colpisce il viso, costringendomi a socchiudere gli occhi ancora addormentati. Mi ha sempre affascinato la sua capacità di mantenere la schiena così retta, anche quando, piegata per ore e ore, cerca di togliere la polvere e il fango dai vestiti miei e dei miei fratelli.

Mi chiamo Maina e vivo a Deep Sea. Deep Sea è uno dei tanti slum (baraccopoli) di Nairobi. Io non conosco tante cose del mondo, ad essere sincero neppure di Nairobi, ma ho sentito dire da alcuni ragazzi più grandi che la capitale del Kenya conta un’infinità di luoghi come questo, che raccolgono circa il 60% della popolazione. Non so bene cosa significhi, ma mi piace pensare di non essere solo in questa realtà.

23Ott/190

Cacais, sinonimo di cittadinanza attiva

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Il Cacais, ossia il Centro de apoyo a criança e adolescente de Ibotirama, è una realtà che ogni giorno accoglie centinaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, mattina e pomeriggio; offre, grazie agli educatori ed a collaboratori vari, un'educazione variegata e di qualità a chi vi partecipa, dando loro la possibilità di praticare danza, teatro, chitarra e percussioni, educazione ambientale, informatica, sport e attività motoria, nonché un aiuto concreto nella realizzazione dei compiti per casa.

20Set/190

Lo Sport che mi piace, uno spaccato di vita brasiliana

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Bom dia cari lettori, mi presento in breve, sono Laura Zubani, faccio parte dei CCP – Corpi Civili di Pace – e da inizio Agosto sono in terra Brasiliana per lavorare ad un progetto contro le discriminazioni razziali nei confronti di persone afrodiscendenti. In particolare sono a contatto con bambini e ragazzi provenienti da situazioni “difficili”, con i quali cerco di condividere valori e conoscenze attraverso varie attività, tra cui lo sport.

In questo articolo però non voglio soffermarmi sul servizio che qui svolgo, bensì condividere le mie prime impressioni ed emozioni riguardo l’impatto con la città e il rapporto che la gente ha con le attività sportive. Il mondo che mi piace è fatto di sport, ma quello semplice, vero, che unisce e non crea tensioni.

12Nov/180

Un’esperienza in baraccopoli con i frati francescani

In occasione di una missione, ho avuto la possibilità di fermarmi nel convento dei francescani a Nairobi e di fare una visita Deep Sea, lo slum dove i frati operano. Questa baraccopoli dista più o meno venti minuti a piedi dal convento. Nella mia esperienza a Deep Sea -perché così mi piace chiamarla- sono stata inizialmente accompagnata da Anastasia, una gentilissima signora che vive qui e che collabora con padre Ettore, il francescano che in tutti i sensi “porta avanti la baracca”. Successivamente, ci ha raggiunto Elisabeth, poiché Anastasia mi ha detto che era meglio non girare da sola con me per lo slum, è preferibile essere almeno in due. L’entrata della baraccopoli si presenta come una discarica a cielo aperto, sporcizia e rifiuti di ogni genere ovunque. C’è anche un palazzo in costruzione dalla parte opposta e tutti i calcinacci vengono buttati qui. La cosa strana è che non c’è un cattivo odore di spazzatura, piuttosto di alcool e marijuana. Solo avvicinandosi alla montagna di rifiuti si sente odore di immondizia e plastica bruciata. Tutte le persone che ci sono venute incontro per salutarmi all'entrata della baraccopoli avevano dei problemi: chi non si reggeva in piedi ed era chiaramente sofferente, chi aveva il braccio completamente sporco di sangue e camminava ciondolando, chi era fortemente ubriaco e chi aveva un forte odore di erba e gli occhi rossi rossi.

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9Nov/180

Un volontario e il suo ricettario

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Uno dei vanti del popolo messicano è quello di avere la cucina più buona, più ricca e più variata al mondo. A parte la realtà che ci racconta che qui ogni tre case c'è un posto dove si vende cibo, quindi potenzialmente qualsiasi persona cucina per vendere, posso affermare senza dubbio la ricchezza culinaria di questo paese.
Sicuramente, per quanto siano diverse le cucine di tutto il mondo, c'è un procedimento generale che le accomuna. Ogni ricetta è composta da una certa quantità di ingredienti, ogni ingrediente ha la sua dose specifica; la strumentazione che si ha a disposizione; il tempo dedicato, l'amore dedicato, i tempi di cottura e preparazione; e per finire, l'immancabile tocco, la fantasia e l'estro dello chef. Dopo essermi messo nei panni dello chef, dopo aver sperimentato le ricette più disparate, aver cercato ingredienti e mischiandoli in tutte le salse, ho scoperto alcune prerogative che una cucina deliziosa dovrebbe portare sempre con sé.

Gli ingredienti sono i bambini: i bambini sono il centro del progetto, sono i primi destinatari del nostro servizio. Le attività vanno indirizzate a loro, non a noi stessi, né agli altri volontari.

6Lug/180

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior..”

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Adios maestra, nos vemos en septiembre!”

2 giugno 2018, tutto pronto per il Festival de Clausura del centro. I bambini emozionati, i maestri ancor di più. La scenografia racconta dell’anno passato insieme, la carta colorata, i tavoli, la musica. Tutto prende forma con l’aiuto della maestra Gabi (salon de di manualidades).

Alle 15.00 inizia lo spettacolo, ci sono poche mamme, purtroppo, e i bambini si accorgono di questo, sempre. Noi dietro le quinte li tranquillizziamo dicendo di dare il meglio di loro. Danza, recitazione e per concludere “Cielito lindo ”suonata con la chitarra.

Ero così felice, Jonathan l’ha suonata solo, senza guardare i miei accordi, guardando dritto negli occhi il piccolo pubblico. RE SOL LA RE SOL LA RE. Bravissimo. Abbiamo iniziato il salon de musica in 12 e allo spettacolo siamo arrivati in 3. Ma va bene cosí.

Il festival è stato il momento dei saluti, dei risultati, delle sconfitte, dei sorrisi, dei ringraziamenti. Ci vediamo a settembre con l’inizio del nuovo anno.

12Giu/180

Testa, cuore e mucho amor!

BENEDETTA

Nella vita ci vuole testa, ma quante volte ascoltiamo il nostro cuore.... Molte persone pensano che seguire il cuore sia sbagliato, ma perché?

Sappiamo obbedire alle regole, leggi e istruzioni della nostra societá e poi ci incasiniamo per le emozioni; viviamo di limiti, di barriere, di muri per paura di non ferirci e cosí non viviamo.

Vivere significa soffrire, piangere fino a sentire il dolore che ti lacera le ossa, per poi ritrovare la gioia in un sorriso, in un abbraccio, in una qualsiasi cosa anche infinitamente piccola, ma che per te diventa magnifica.

Quando sono arrivata ad Aguascalientes, Messico, mi sentivo abbastanza forte da poter affrontare una situazione forse un po’ piú grande dei miei piccoli 20 anni. Arrivati alla casa, la mia nuova casa, per la prima volta sola, anzi con i miei compagni di servizio, ma con responsabilitá nuove, mi sentii persa. Sono passata dalla mia casa di campagna nella provincia di Verona, ad un appartamento, senza lavatrice, senza lavastoviglie, senza microonde, senza riscaldamento, senza aria condizionata e senza quasi un mobile, in una zona povera del Messico centrale.

I primi giorni, conoscendo la realtá dei bambini, mi si spezzava il cuore ogni minuto, ma con il passare del tempo, vedendo che con un semplice abbraccio, un sorriso, un dolcetto (quanto vanno pazzi per lo zucchero!!) o un tenero ti voglio bene i loro visi si trasformavano da tristi a felici mi risollevava l’animo.

La gioia dopo il dolore ti fa sentire libero, invincibile. E proprio in quel momento ti ricade il mondo addosso, questo é il bello della vita. Un giorno riesci a insegnare a un bambino a fare una sottrazione e il giorno dopo ti ritrovi a spiegargli per la centesima volta che 2-7 non si puó fare.

Ma d'altronde dietro alle sconfitte più grandi, ci sono le più grandi vittorie. Eh sí, la soddisfazione. Un’emozione bellissima, faticosa e per questo fantastica.

La soddisfazione di sentire Carol che non smette di chiederti di darle più compiti, di vedere Santi (5 anni) che impara a scrivere la “A” e la ” B”, di vedere Pepe che scrive i numeri fino al 300.

Nella vita spesso cerchiamo la strada piú semplice, per fare meno fatica, ma quando la vita ti sputa in faccia delle difficoltá che neanche potevi immaginare, lí devi trovare dentro di te una forza che neanche pensavi di avere, un coraggio mai tirato fuori e un’energia infinita.

Penserai di non farcela, di non essere all’altezza, ti sentirai inutile, incapace e chissá quante volte vorrai mollare, ma no. Chissá quante volte davanti a Miriam e Valeria vorrai implorarle di non litigare per una matita o chissá quante volte Bryan e Carlitos verranno all’apoyo iperattivi e ti tireranno il pallone in faccia mentre tu stai cercando di capire cosa gli hanno dato di compiti spiando i loro quaderni, chissá quante volte!

Credo che il servizio civile sia un aiuto importante per le comunitá dove andiamo, ma ancor di piú lo é per noi, giovani, con tanto amore da dare e pronti a riceverne ancor di piú!

Benedetta Procura, Volontaria in Servizio Civile in Messico

21Mag/180

La bellezza di un semplice incontro

Ci sono appuntamenti e appuntamenti, ad ognuno la sua importanza.

Un gruppo di bambini che incontra un gruppo di anziani è un incontro di vita. La visita dei bambini del centro educativo “Leonardo Murialdo”, di Hermosillo, alla casa di riposo “Mezon Don Bosco” è stata un'iniziativa di condivisione e solidarietà.

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Consegnata la raccolta di alimenti per la struttura e le belle farfalle colorate costruite per gli anziani, i bambini avevano già colonizzato stanze e cortili. Spontaneamente auto-organizzati quei piccoli uomini erano divisi in gruppetti a fare domande e ascoltare le storie dei signori. Incuriositi e interessati correvano a chiamarmi “Maestra, maestra, vieni devi conoscere el abuelo Jesus”, un altro “maestra vieni ad ascoltare Martin, è stato in guerra per il nostro Messico”.

C'è magia in quest'incontro, quei ninos sempre così scalmanati oggi così intenti ad ascoltare. Si sentono responsabili nel regalare sorrisi, attenzioni e compagnia per un giorno.

2Mag/180

TI SEI FATTO STRANIERO E TI HANNO ACCOLTO

Accogliere, essere accolti, reimparare, servire e credere.

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Troppo spesso ormai si sente parlare di accoglienza, di immigrazione, di integrazione. Tutti temi scottanti, che fanno scaldare gli animi, temi che per molti sono motivo di rabbia, di critica, di incomprensione. Tutti i popoli sono stati migranti, ma non tutte le genti sanno anche solo immaginare che cosa significhi essere stranieri. Che cosa significa allora farsi straniero? Non si è di certo stranieri quando si parte in vacanza per un paese esotico, e non si è stranieri nei panni del turista, piuttosto, lo si è quando ci si ritrova completamente immersi in una cultura talmente lontana che a tratti sembra di essere salito su una macchina del tempo, lo si è quando ci si ritrova a mille miglia lontano da casa, dai volti conosciuti, dai modi di fare familiari, dalle proprie abitudini, dalla propria cultura, lo si è quando l’unico a conoscerla sei tu. Si è stranieri quando ti capita di capire che i discorsi che fai con le persone vengono interpretati, alle volte, in maniera così diversa che sarebbe difficile persino raccontarle, queste maniere.