Volontari
1Gen/130

Invito alla lettura, ovvero perche’ questo blog?

Finalmente un blog dei volontari ENGIM, che raccoglie le storie di persone che partono con i nostri progetti di mobilità e che si impegnano in esperienze di volontariato, di studio e di ricerca in paesi del sud del mondo.

Alcuni scrivono tanto e tante volte, altri solo piccole testimonianze impressionistiche e fugaci, ma ogni contributo è prezioso per dare visibilità a queste belle esperienze di vita.

Vi invitiamo a leggere questi contributi per tanti motivi; per conoscere, per riflettere, per attivarsi e chissà.... anche per partire!!!

I contributi sono organizzati per autori, per paesi e per progetti, con la possibilità quindi di approfondire le vostre letture secondo quanto vi è più utile.

Buona lettura a tutti,

Mara Costanzo,  Responsabile Mobilità di Engim Piemonte Internazionale

Per ulteriori informazioni:

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mail: selezioni.internazionale@engim.it

 Nel caso dei progetti di Servizio Volontario Europeo, i  progetti sono finanziati con il sostegno della Commissione Europea. L’autore è il solo responsabile di questo blog e la Commissione declina ogni responsabilità sull’uso che potrà essere fatto delle informazioni in esso contenute.

12Nov/180

Un’esperienza in baraccopoli con i frati francescani

In occasione di una missione, ho avuto la possibilità di fermarmi nel convento dei francescani a Nairobi e di fare una visita Deep Sea, lo slum dove i frati operano. Questa baraccopoli dista più o meno venti minuti a piedi dal convento. Nella mia esperienza a Deep Sea -perché così mi piace chiamarla- sono stata inizialmente accompagnata da Anastasia, una gentilissima signora che vive qui e che collabora con padre Ettore, il francescano che in tutti i sensi “porta avanti la baracca”. Successivamente, ci ha raggiunto Elisabeth, poiché Anastasia mi ha detto che era meglio non girare da sola con me per lo slum, è preferibile essere almeno in due. L’entrata della baraccopoli si presenta come una discarica a cielo aperto, sporcizia e rifiuti di ogni genere ovunque. C’è anche un palazzo in costruzione dalla parte opposta e tutti i calcinacci vengono buttati qui. La cosa strana è che non c’è un cattivo odore di spazzatura, piuttosto di alcool e marijuana. Solo avvicinandosi alla montagna di rifiuti si sente odore di immondizia e plastica bruciata. Tutte le persone che ci sono venute incontro per salutarmi all'entrata della baraccopoli avevano dei problemi: chi non si reggeva in piedi ed era chiaramente sofferente, chi aveva il braccio completamente sporco di sangue e camminava ciondolando, chi era fortemente ubriaco e chi aveva un forte odore di erba e gli occhi rossi rossi.

lum nairobi 2-min

Anastasia ha allontanato queste persone con sapienza. Sapeva esattamente come comportarsi. Qui ci ha raggiunto anche Elisabeth e abbiamo iniziato il nostro giro. Le strade della baraccopoli non sono asfaltate e ci sono talmente tanti rifiuti che sembra che la strada sia impastata con i rifiuti stessi. Addentrarsi negli stretti cunicoli dello slum non è semplice: i passaggi sono in pendenza, e al centro c’è un canale di scolo. Le casette sono quasi tutte interamente in lamiera arrugginita e legno, pochissime in mattoni. Camminando, ogni tanto si intravede qualche rubinetto qua e là: gli abitanti dello slum hanno escogitato un sistema per utilizzare l’acqua del comune, un metodo in realtà illegale, ma di cui, a quanto pare, il governo è perfettamente a conoscenza, avendo messo anche una tassa di 100 kes a famiglia (poco meno di un euro al mese).
La maggior parte delle persone che vive nello slum sono kenyote, provenendo da diverse aree del paese, quindi c’è una convivenza di etnie diverse, ma ci sono anche rifugiati politici, soprattutto congolesi. Questione complessa quella del censimento: rifugiati a parte, molte persone che abitano nello slum non esistono, perché non sono mai state registrate all'anagrafe o non hanno certificati di nascita. Quando muore qualcuno, capita di non sapere chi sia.
Ci sono tantissime mamme con più figli e da padri diversi che non riescono a gestire le proprie famiglie perché alcoliste, malate o completamente assenti. I bambini spesso percepiscono la scuola come una prigione poiché lì vengono maltrattati e picchiati.
Qui a Deep Sea, difficilmente la popolazione ha accesso a cure sanitarie, anche perché i costi sono piuttosto elevati. Tragica è la situazione per i malati terminali, in quanto non hanno un luogo che possa prendersi cura di loro. Questo significa che spesso si ritrovano riversati in strada, a sniffare colla per non sentire il dolore né la fame, senza che qualcuno si curi di loro. Padre Ettore ha acquistato due casette, una in lamiera e una in mattoni, per accogliere i malati più bisognosi. Questi sono affiancati da volontari o da personale qualificato, ragazzi dello slum a cui padre Ettore ha fatto frequentare un corso professionale per diventare badanti. Elisabeth e Anastasia mi dicono che la maggior parte delle donne che vivono qui sono domestiche; gli uomini sono perlopiù operai. Molte donne lavorano “a chiamata” ovvero, se per esempio qualcuno ha bisogno di lavare molti vestiti, chiama una di loro per farsi aiutare. Gli uomini invece, lavorano come operai, soprattutto per gli indiani e “per i ricchi” in generale. Ci sono anche tanti samba boys, una sorta di giardinieri. La maggior parte delle persone che vivono qui, fanno piccoli lavoretti come questi, ma molti chiedono anche le elemosina.

9Nov/180

Un volontario e il suo ricettario

giusep bimbi

Uno dei vanti del popolo messicano è quello di avere la cucina più buona, più ricca e più variata al mondo. A parte la realtà che ci racconta che qui ogni tre case c'è un posto dove si vende cibo, quindi potenzialmente qualsiasi persona cucina per vendere, posso affermare senza dubbio la ricchezza culinaria di questo paese.
Sicuramente, per quanto siano diverse le cucine di tutto il mondo, c'è un procedimento generale che le accomuna. Ogni ricetta è composta da una certa quantità di ingredienti, ogni ingrediente ha la sua dose specifica; la strumentazione che si ha a disposizione; il tempo dedicato, l'amore dedicato, i tempi di cottura e preparazione; e per finire, l'immancabile tocco, la fantasia e l'estro dello chef. Dopo essermi messo nei panni dello chef, dopo aver sperimentato le ricette più disparate, aver cercato ingredienti e mischiandoli in tutte le salse, ho scoperto alcune prerogative che una cucina deliziosa dovrebbe portare sempre con sé.

Gli ingredienti sono i bambini: i bambini sono il centro del progetto, sono i primi destinatari del nostro servizio. Le attività vanno indirizzate a loro, non a noi stessi, né agli altri volontari.

6Lug/180

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior..”

calusuraherm 2018

Adios maestra, nos vemos en septiembre!”

2 giugno 2018, tutto pronto per il Festival de Clausura del centro. I bambini emozionati, i maestri ancor di più. La scenografia racconta dell’anno passato insieme, la carta colorata, i tavoli, la musica. Tutto prende forma con l’aiuto della maestra Gabi (salon de di manualidades).

Alle 15.00 inizia lo spettacolo, ci sono poche mamme, purtroppo, e i bambini si accorgono di questo, sempre. Noi dietro le quinte li tranquillizziamo dicendo di dare il meglio di loro. Danza, recitazione e per concludere “Cielito lindo ”suonata con la chitarra.

Ero così felice, Jonathan l’ha suonata solo, senza guardare i miei accordi, guardando dritto negli occhi il piccolo pubblico. RE SOL LA RE SOL LA RE. Bravissimo. Abbiamo iniziato il salon de musica in 12 e allo spettacolo siamo arrivati in 3. Ma va bene cosí.

Il festival è stato il momento dei saluti, dei risultati, delle sconfitte, dei sorrisi, dei ringraziamenti. Ci vediamo a settembre con l’inizio del nuovo anno.

12Giu/180

Testa, cuore e mucho amor!

BENEDETTA

Nella vita ci vuole testa, ma quante volte ascoltiamo il nostro cuore.... Molte persone pensano che seguire il cuore sia sbagliato, ma perché?

Sappiamo obbedire alle regole, leggi e istruzioni della nostra societá e poi ci incasiniamo per le emozioni; viviamo di limiti, di barriere, di muri per paura di non ferirci e cosí non viviamo.

Vivere significa soffrire, piangere fino a sentire il dolore che ti lacera le ossa, per poi ritrovare la gioia in un sorriso, in un abbraccio, in una qualsiasi cosa anche infinitamente piccola, ma che per te diventa magnifica.

Quando sono arrivata ad Aguascalientes, Messico, mi sentivo abbastanza forte da poter affrontare una situazione forse un po’ piú grande dei miei piccoli 20 anni. Arrivati alla casa, la mia nuova casa, per la prima volta sola, anzi con i miei compagni di servizio, ma con responsabilitá nuove, mi sentii persa. Sono passata dalla mia casa di campagna nella provincia di Verona, ad un appartamento, senza lavatrice, senza lavastoviglie, senza microonde, senza riscaldamento, senza aria condizionata e senza quasi un mobile, in una zona povera del Messico centrale.

I primi giorni, conoscendo la realtá dei bambini, mi si spezzava il cuore ogni minuto, ma con il passare del tempo, vedendo che con un semplice abbraccio, un sorriso, un dolcetto (quanto vanno pazzi per lo zucchero!!) o un tenero ti voglio bene i loro visi si trasformavano da tristi a felici mi risollevava l’animo.

La gioia dopo il dolore ti fa sentire libero, invincibile. E proprio in quel momento ti ricade il mondo addosso, questo é il bello della vita. Un giorno riesci a insegnare a un bambino a fare una sottrazione e il giorno dopo ti ritrovi a spiegargli per la centesima volta che 2-7 non si puó fare.

Ma d'altronde dietro alle sconfitte più grandi, ci sono le più grandi vittorie. Eh sí, la soddisfazione. Un’emozione bellissima, faticosa e per questo fantastica.

La soddisfazione di sentire Carol che non smette di chiederti di darle più compiti, di vedere Santi (5 anni) che impara a scrivere la “A” e la ” B”, di vedere Pepe che scrive i numeri fino al 300.

Nella vita spesso cerchiamo la strada piú semplice, per fare meno fatica, ma quando la vita ti sputa in faccia delle difficoltá che neanche potevi immaginare, lí devi trovare dentro di te una forza che neanche pensavi di avere, un coraggio mai tirato fuori e un’energia infinita.

Penserai di non farcela, di non essere all’altezza, ti sentirai inutile, incapace e chissá quante volte vorrai mollare, ma no. Chissá quante volte davanti a Miriam e Valeria vorrai implorarle di non litigare per una matita o chissá quante volte Bryan e Carlitos verranno all’apoyo iperattivi e ti tireranno il pallone in faccia mentre tu stai cercando di capire cosa gli hanno dato di compiti spiando i loro quaderni, chissá quante volte!

Credo che il servizio civile sia un aiuto importante per le comunitá dove andiamo, ma ancor di piú lo é per noi, giovani, con tanto amore da dare e pronti a riceverne ancor di piú!

Benedetta Procura, Volontaria in Servizio Civile in Messico

21Mag/180

La bellezza di un semplice incontro

Ci sono appuntamenti e appuntamenti, ad ognuno la sua importanza.

Un gruppo di bambini che incontra un gruppo di anziani è un incontro di vita. La visita dei bambini del centro educativo “Leonardo Murialdo”, di Hermosillo, alla casa di riposo “Mezon Don Bosco” è stata un'iniziativa di condivisione e solidarietà.

ospizio 2

Consegnata la raccolta di alimenti per la struttura e le belle farfalle colorate costruite per gli anziani, i bambini avevano già colonizzato stanze e cortili. Spontaneamente auto-organizzati quei piccoli uomini erano divisi in gruppetti a fare domande e ascoltare le storie dei signori. Incuriositi e interessati correvano a chiamarmi “Maestra, maestra, vieni devi conoscere el abuelo Jesus”, un altro “maestra vieni ad ascoltare Martin, è stato in guerra per il nostro Messico”.

C'è magia in quest'incontro, quei ninos sempre così scalmanati oggi così intenti ad ascoltare. Si sentono responsabili nel regalare sorrisi, attenzioni e compagnia per un giorno.

2Mag/180

TI SEI FATTO STRANIERO E TI HANNO ACCOLTO

Accogliere, essere accolti, reimparare, servire e credere.

foto 1

Troppo spesso ormai si sente parlare di accoglienza, di immigrazione, di integrazione. Tutti temi scottanti, che fanno scaldare gli animi, temi che per molti sono motivo di rabbia, di critica, di incomprensione. Tutti i popoli sono stati migranti, ma non tutte le genti sanno anche solo immaginare che cosa significhi essere stranieri. Che cosa significa allora farsi straniero? Non si è di certo stranieri quando si parte in vacanza per un paese esotico, e non si è stranieri nei panni del turista, piuttosto, lo si è quando ci si ritrova completamente immersi in una cultura talmente lontana che a tratti sembra di essere salito su una macchina del tempo, lo si è quando ci si ritrova a mille miglia lontano da casa, dai volti conosciuti, dai modi di fare familiari, dalle proprie abitudini, dalla propria cultura, lo si è quando l’unico a conoscerla sei tu. Si è stranieri quando ti capita di capire che i discorsi che fai con le persone vengono interpretati, alle volte, in maniera così diversa che sarebbe difficile persino raccontarle, queste maniere.

24Apr/180

Ahorita llego!

hermosillo deserto

Marzo e la primavera, più che altro l’estate.

Il caldo non da tregua, alcune volte “llega el fruente frio” dicono, parliamo di una ventina di gradi. Temperature a parte questo mese mi ha fatto un regalo bellissimo. Non è quantificabile, non è spiegabile a parole, non so se posso disegnarlo.

Sono quattro mesi che vivo in Messico, un terzo del tempo che passerò qui, 121 giorni di emozioni grandi, violente, inaspettate, dure alcune volte. Ho voglia di tirare le somme e raccontarmi un po’, giusto per raccogliere le idee.

hermosillo bimba

Sono Arianna, ho 24 anni e vivo in America, nel cuore del deserto di Sonora, città di Hermosillo.

Qui mi innamoro della vita all'incirca 24 volte al giorno, sì, tante quante sono le ore di un giorno. Perché qui ogni ora succede qualcosa di inaspettato e imprevedibile: la vicina di casa che ti prepara un panino quando torni, stanca, dalla giornata di lavoro, i bambini che ti regalano un fiore alle tre del pomeriggio e te lo richiedono indietro alle quattro “perché è troppo bello maestra, devo portarlo a mia nonna”, Padre Livio che ormai non parla più italiano ma alcune volte usa parole in dialetto piemontese, Martin, il signore delle tortillas che ogni mattina ti chiede come stai, se hai mangiato, se vuoi una tortilla de harina o de mais, ma si risponde da solo, “porque claro, a ti gusta de harina, güera” (aggettivo che qui usano per le persone con la pelle chiara).

11Apr/180

Ogni strada porta in grembo il suo segreto!

Ogni strada porta in grembo il suo segreto”, così recita una canzone di un trio di rapper romani; niente di più vero nella zona orientale periferica di Aguascalientes, dove ogni strada e ogni quartiere, seppur limitrofi e apparentemente simili, portano con sé criticità, storie e situazioni estremamente diverse tra loro. Se una è la strada più tranquilla al mondo, la parallela può risultare completamente da evitare.

giuseppe al lavoro

I nostri ragazzi provengono da questa realtà, conoscono benissimo le zone da frequentare e quelle da evitare, quasi immersi da una routine di vita alienante. “Che hai fatto durante il fine settimana”? - domando spesso il lunedì mattina - “Niente, ho dormito.” o “Nulla maestro, ho guardato la tele”.

27Mar/180

Carnevale a Bissau

Non mi sarei mai aspettata di festeggiare il Carnevale in Guinea Bissau, eppure per il paese è una delle ricorrenze più importanti e celebrate durante l’anno, ed è uno dei Carnevali più famosi dell’Africa Occidentale.

carnevale 2018 3

31Gen/180

PICCANTE CON GHIACCIO, POR FAVOR!

Nuova immagine

Hai mai pensato di poter esser drago?

Immagina di aver una fucina nello stomaco.

L'esofago incandescente conduce alla faringe.

Qui, grazie all'aria introdotta dalla bocca, nasce il fuoco.

Il miracolo Prometeico racchiuso nella tua gola.

Fiamme ardenti ed indemoniate, strangolano la lingua e si stagliano tra i denti in cerca di libertà.

Se ora ti avessi di fronte, caro nemico, mi basterebbe un soffio per carbonizzarti.

Ridurti a brace da calpestare.

Poi cenere da disperdere e dimenticare.

Ma, siccome non ho nemici, mi limiterò ad ordinare un altro tacos con salsa di Chile cerrano della Señora Rosario.

Sentirmi Drago mi aiuta a riflettere.
Rifletto spesso sui nostri bambini e le loro difficoltà d'ascolto e d'espressione.

Si vergognano a mostrarsi interessati.

Curiosi.

Capaci.

Intelligenti.

Quasi vigesse un imperativo di "Cazzonaggine" al quale sottostare, con il volere o con la forza.

Quando, per errore o distrazione, catturi il loro entusiasmo, improvvisamente si spaventano e come tartarughine grinzose si nascondono nei loro carapaci quasi inespugnabili.

Quasi.

Ed io vorrei solo poter cucire una cerniera lungo il loro petto.

Così: facile da aprire e da chiudere.