Volontari
2Dic/140

Un percorso ad ostacoli

Aveva ragione chi diceva che in un’esperienza come questa, dopo un po’ di tempo passa la voglia, l’istinto, l’impulso di scrivere e di raccontare..e penso di sapere perché.

All’inizio è tutto bello e tutto sorprendente, anche le cose più fastidiose o difficili a cui adattarsi risultano divertenti ed esotiche: si è presi da quella voglia di avventura, di scoprire e vivere tutto fino in fondo ed ogni cosa appare avvolta da un alone di magia. Col passare del tempo l’alone viene via ed al suo posto emergono la routine, l’abitudine che anche nelle situazioni più diverse e più difficili si impone nella vita di ogni giorno, la stanchezza e la riflessione. Soprattutto, viene fuori la coscienza delle cose che non vanno e di come spesso non si faccia abbastanza per cercare di migliorarle, o di come non lo si faccia nel modo giusto. Un anno è lungo e succedono tante cose che non vorresti e che la lontananza accentua facendoti sentire impotente e a tratti egoista, per aver fatto una scelta che ti tiene a migliaia di chilometri dalle persone che ti hanno dato tutto.

Poi, un viaggio nel viaggio, superando il confine verso Nord, guardando dal finestrino paesaggi che pochi mesi prima erano secchi, diventati una distesa d’acqua ricoperta da fitti fili d’erba e contornata da palme ed enormi alberi; o passare con una barchetta dentro un canale che va verso il mare, tra fitte mangrovie e aironi e stormi di uccelli; o andare su un’isola che è un minuscolo cerchio di terra in mezzo al mare, con una spiaggia bianca e un’amaca all’ombra degli alberi; o su un’altra isola assistere di notte all’arrivo dall’acqua di enormi tartarughe che scavano sulla sabbia una buca dove deporre le uova e vedere poi uscire tante piccole creaturine che a decine corrono appena nate verso il mare…

O ancora un tramonto dai colori intensi, la risata di cuore di un bambino che non aveva mai visto un palloncino prima d’ora, il saluto di una persona che ricorda il tuo nome, le lucciole che illuminano il buio della sera davanti la porta di casa, l’abbraccio ad un amico che chissà se e quando rivedrai, una chiacchiera con un vicino che sorride ogni volta che ti vede, una passeggiata tra le vie di un affollatissimo mercato, ascoltare la radio e capire una lingua del tutto diversa che pochi mesi fa sembrava un unico suono indistinto…

Momenti come questi fanno scrollare via ogni mancanza e pensare che ne vale la pena, ogni giorno.

Ma più di tutto, in mezzo alla fatica, alle difficoltà e alla stanchezza, in mezzo ai tanti fallimenti che questa terra si porta addosso, ai problemi, agli errori fatti e imposti, c’è un progetto in cui credo e a cui ho dato il mio contributo, un obiettivo raggiunto che nel suo piccolo forse sta migliorando e migliorerà la vita di alcune persone.

Questi sono i ragazzi dell’incubatore.

foto gruppo incubatore

[Nota didascalica per chi non sa o non ha ancora capito cosa faccio qui: l’incubatore è un progetto dell’ong Engim per cui sto lavorando quest’anno, che aiuta dei giovani ex studenti della scuola professionale dentro cui viviamo e lavoriamo, il CIFAP, ad aprire una propria piccola impresa, aiutandoli dal punto di vista finanziario (ottenere un prestito in banca qui è praticamente impossibile) e seguendoli passo passo dalla scelta del locale di lavoro, all’acquisto di tutto ciò che serve loro, alla gestione amministrativa e contabile della propria attività.]

Ciò che per me è più importante è che questi ragazzi che prima erano sulla carta dei semplici beneficiari del progetto, sono persone, ognuno con la sua storia, il suo carattere, il suo atteggiamento, i suoi sogni e i suoi difetti. E voglio raccontarveli.

Oltre ai due visi pallidi della foto, uno dei quali riconoscerete essere il mio, abbiamo da sinistra verso destra:

Helio, molto umile, sempre gentile e grande lavoratore, che ha aperto un piccolo negozietto di generi alimentari e di prima necessità, molto diffusi qui col nome di Boutique, adattando un piccolo container dove dentro si trova quasi di tutto. In poco tempo e vendendo anche piccole cose di poco valore, sta guadagnando quanto basta per iniziare a restituire il prestito;

foto 1Anique invece ha aperto un negozietto di vendita all’ingrosso prodotti silvestri, olio di palma e altri prodotti locali tipici. Ha fatto un po’ fatica all’inizio, dovendo comprare tutto al Sud, in località lontane e difficili da raggiungere ma adesso ha ingranato bene dando lavoro anche ad un suo cugino; eccolo mentre ci mostra gli acquisti fatti.

foto 2

Onesimo, l’ultimo arrivato, è subentrato a causa della scomparsa di un altro ragazzo che ricordo con molta tristezza, Edson, venuto a mancare a causa di una non meglio specificata malattia, cose che purtroppo accadono in posti come questi. Onesimo costruisce e vende mattoni e altro materiale da costruzione e in pochissimo tempo è riuscito ad avviare la sua piccola impresa e a mettersi al passo con gli altri. Mi ha detto che è riuscito a realizzare il suo sogno e che vuole fare sempre di più;

foto 3

Poi c’è Bomba, nome omen in questo caso! Lui è l’ambizioso del gruppo, a volte un po’ polemico ma molto sveglio e intelligente, sa cosa vuole e sa come raggiungerlo e punta sempre in alto. Bomba lavora nel campo della costruzione civile, un muratore con lo spirito da grande imprenditore;

foto 4

Ivanov è quello che sta lavorando più di tutti, anche lui è un muratore ma specializzato nella costruzione di latrine; è molto orgoglioso del suo lavoro e ci tiene a chiamarci sempre per mostrarci cosa fa e spiegarci come lo fa. Adesso vorrebbe collaborare con l’Unicef per la dotazione di latrine nelle scuole;

foto 5

eccoci davanti alla sua mega placca e, sotto, con la sua squadra di lavoro

foto 6

Infine ci sono io e dopo di me Juvencio, il più schivo e forse un po’ immaturo, che ha aperto un’officina meccanica e in basso Afonso, elettricista, dal carattere prudente e a tratti timido e Belinda, l’unica donna del gruppo, simpatica e con la risposta sempre pronta, che ha aperto una piccola pescheria e tra mille difficoltà speriamo che ce la faccia.

L’ultima a destra è Juelma, la collega che ormai è diventata amica con cui condivido l’ufficio, il lavoro ma anche le chiacchiere e le risate di ogni giorno.

È stato un percorso ad ostacoli, non sempre facile e non privo di errori, scelte non condivise, incomprensioni, ritardi, complicazioni e inconvenienti.

Forse si potrebbe fare di più e farlo meglio ma anche se poco, il risultato raggiunto è importante e credo sia, dopo tutto, un bell’esempio di cooperazione. Da tutto questo e da tutti loro ho imparato tanto e sono felice di aver lasciato in loro un bel ricordo del mio passaggio qui.

Un grande in bocca al lupo a tutti loro!

Antonella Alessi, Volontaria in Guinea Bissau con il Programma SVE

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