Il servizio civile è un grande privilegio. Nonostante i primi mesi li abbia dedicati all’osservazione e all’adattamento, trovandomi in una delle tante periferie di Città del Messico, ci è voluto tempo per capire i bambini e i ragazzi e sopratutto per capire quali iniziative potessero portare a dei risultati.
Ci hanno dato materiali e presentato i problemi di ogni singolo ragazzo, sono entusiasti, generosi e fin da subito sono stati capaci di adattarsi molto meglio di me a ogni problema.
Ho appreso che la teoria e la pratica a volte sono in conflitto, sapere senza proporre genera vuoti. Questo mi ha portato ad una partecipazione differente, da passivo a attivo attraverso l’iniziativa, anche perché in questa terra sono instancabili, puoi atterrirti o imparare a seguire il flusso. Non ci sono vie di mezzo. Dopo una fase iniziale di adattamento a osservazione, e ammetto anche di frustrazione, qualcosa è cambiato in me. Ed è stato meraviglioso vedere come il contorno sia cambiato a sua volta. A piccoli passi è cresciuta la fiducia, l’entusiasmo e la familiarità.
Ricordo un messaggio mandato alcuni mesi dopo l’inizio del progetto che diceva: ‘’Ultimamente sto migliorando con i ragazzi, ho scoperto che è inutile arrabbiarsi.. severità sì, a volte. Oggi pensavo, sono sempre stato critico su posti come questo, sopratutto sulle scuole, e lo rimango.. Ma chi l’avrebbe mai pensato che mi sarei trovato a gestire una piccola classe tutto da solo, e con grande voglia e felicità. Io non mi sarei mai immaginato in questa situazione, che criticavo tutti coloro che dicevano che da grandi avrebbero voluto fare proprio questo. Ed ora sono qui, molto prima di loro, senza averlo programmato.. E il tempo vola, con un immenso piacere.’’
Ora, ritornando all’esperienza, perdonate la forma con cui lo condividerò ma tutto qui è meraviglioso quanto difficile da comunicare, anche i risultati, la familiarità che siamo riusciti nel nostro piccolo a generare. E’ difficile perché è la realtà, tanto concreta quanto imparziale che solo qui è costretta a parlare.
Cosa volete che vi racconti? Io sono venuto qui con una valigia piena di libri, che sono rimasti intatti a farsi compagnia con la polvere. Perché le parole, prima sacre, ora sono un insulto all’azione.
Cosa volete che vi racconti..
Forse di Joaquìn, capace di dividere un assaggio di cioccolata in quattro microscopici granelli per condividerli insieme ai suoi compagni, simbolo e dono della condivisione di una casa e stanza dove sono costrette a vivere quattro persone.
O forse di Lesly, tredicenne capace di essere madre, figlia e cugina tremendamente attenta.
O di Mafer, distillato di dolcezza e inesauribile tenerezza.
Sapete che in quest’inferno e paradiso di città c’è un frammento di case chiamate la Ciudad perdida? Lì vive Iker, capace di resistere più forte delle pareti in lamiera e legno di casa sua.
Amairani, queste lacrime che cadono lentamente sono lacrime umane o di miele?
Dov’è finito tutto il miele?
Se la vita fosse una bottiglia lascia cadere nel fondo tutta la timidezza, lascia che si mescoli
con la vergogna.
Che tutto questo possa sparire..
Dicono che il miele sia nato dalle lacrime di dio,
Permettici essere le tue api, per trasformare questo miele in oro.
Que llegue Dios, que llegue en carne y hueso y bendiga estos pobrecitos, porque están
felices por sus desesperaciones, por sus pocas comidas y porqué huelen mal.
Imagínate llegar este Dios, cargado de agua santa, dos copas en las manos y aguas de
flores para ahogar estos pobrecitos, en el agua sumergir los cuerpos y llevarlos allá,
adónde no hay preguntas ni vergüenza. Donde las raíces florecen en personas, y las
personas en flores.
Domenico
