È difficile racchiudere in poche parole ciò che questa esperienza di Servizio Civile mi sta lasciando. Quando sono partita per Città del Messico avevo aspettative confuse, qualche paura e tanta voglia di mettermi in gioco. Non sapevo davvero cosa mi aspettasse, ma sapevo che volevo esserci, che ero pronta ad ascoltare e imparare.
Col tempo ho capito che ciò che stavo ricevendo giorno dopo giorno era molto più di quello che pensavo di poter dare. Le persone incontrate, i luoghi vissuti, le storie ascoltate mi hanno insegnato a rallentare, ad osservare, ad ascoltare davvero. Mi hanno insegnato che anche nelle difficoltà può nascere qualcosa di prezioso.
Il Servizio Civile è fatto di persone, di storie intrecciate, di emozioni, di domande a volte senza risposta. È un viaggio, un percorso che ti attraversa e ti cambia, che ti costringe a guardarti dentro e ti restituisce una versione di te che non conoscevi, lasciandoti addosso qualcosa che porterai con te anche dopo.
La mia quotidianità si svolge in un centro educativo: la mattina con otto bambini della scuola primaria, il pomeriggio con una decina di ragazzi delle scuole medie. Due mondi diversi, stessi occhi curiosi, molte fragilità e una forza che spesso sono proprio loro a insegnarmi a riconoscere. Ho riscoperto il valore del gioco, della pazienza e dei silenzi. Ho imparato quanto sia importante essere una presenza stabile, qualcuno che ascolta senza giudicare. Ho imparato a rallentare, a ripetere, ad accettare che non tutto funzioni subito. Ho capito quanto sia importante essere una presenza costante, qualcuno che c’è anche quando non ha soluzioni pronte. Anche quando le parole mancano, la relazione trova sempre il suo modo di esistere. La mattina risate improvvise, attenzione che va e viene. Il pomeriggio invece arrivano più silenzi, ma anche più domande. All’inizio pensavo di dover insegnare qualcosa, poi ho capito che il mio compito principale è un altro: esserci. Essere presente quando un esercizio diventa troppo difficile, quando la concentrazione scappa, quando una giornata pesa più del solito. Due momenti diversi della giornata, due modi diversi di stare insieme, ma la stessa necessità di attenzione, ascolto e presenza, e soprattutto di cura.
Ci sono momenti semplici e momenti duri, in cui vorrei avere risposte, strumenti, soluzioni immediate, ci sono giorni leggeri e giorni più difficili in cui mi sono sentita impotente. A volte mi sento utile, altre volte mi sento fuori posto, non sempre so cosa dire o cosa fare. Ma proprio lì sto imparando il valore dell’attesa, della presenza, dei piccoli gesti che sembrano invisibili e invece lasciano il segno. Giorno dopo giorno sto imparando che la costanza è una forma di cura. Ciò che conta davvero è tornare ogni giorno con la stessa disponibilità, tornare ogni mattina e ogni pomeriggio con la stessa attenzione, costruendo poco alla volta uno spazio sicuro. Col tempo ho capito che ciò che ricevo ogni giorno però è molto più grande di quello che penso di dare, insegnamenti che mi porto dentro.
Questa esperienza non mi sta dando risposte definitive, anzi spesso mi crea più confusione. Però mi sta insegnando a farmi domande migliori e ad ascoltare di più. Spesso non si tratta di cambiare le cose, ma di condividerle anche solo per qualche ora. Questo Servizio Civile non mi sta insegnando a “salvare” nessuno. Mi sta insegnando a stare: nelle relazioni, nelle difficoltà, nei limiti. Città del Messico è rumorosa, intensa, stanca, piena di vita e di contrasti. Dentro questo caos sto trovando un modo diverso di guardare le persone e me stessa. Più lento, più onesto e più profondo, portando a casa ogni giorno qualcosa che non avevo prima.
Questo percorso mi sta cambiando in silenzio. Mi ha messa davanti ai miei limiti, ma anche a risorse che non sapevo di avere. Mi ha ricordato che la relazione è al centro di tutto e che spesso basta esserci, davvero. Non so ancora cosa mi resterà alla fine di questo percorso, so però che ogni giorno torno a casa con qualcosa in più che mi accompagna. Non so neanche chi sarò alla fine, ma so che non tornerò la stessa persona di quando sono partita. Qui non sto imparando a cambiare il mondo, sto imparando a restarci dentro, con più consapevolezza e umanità. E so che questa esperienza continuerà a lavorarmi dentro, anche quando sarà finita. Continuo questo cammino con il cuore più pieno, consapevole che questa esperienza di Servizio Civile a Città del Messico lascerà un segno profondo, dentro e fuori di me.
Valeria
