Quando dire “sì” cambia tutto: il mio Servizio Civile in Messico
Messico

Quando dire “sì” cambia tutto: il mio Servizio Civile in Messico

Bianca racconta i suoi mesi in Messico che l’hanno trasformata, tra bambini, nuove sfide e crescita personale.

Ciao a tutt*,

mi chiamo Bianca e sono al sesto mese del Servizio Civile Universale in Messico, ad Aguascalientes.

Scrivere queste parole mi fa un certo effetto, perché se qualcuno me lo avesse detto solo un anno fa, probabilmente avrei sorriso incredula. E invece eccomi qui, dall’altra parte dell’oceano, con una vita che lentamente — ma in modo irreversibile — sta cambiando forma.

Ma com’è iniziato tutto?

È iniziato in un periodo buio. Uno di quelli in cui ti senti ferma, stanca, disorientata. Uno di quei momenti in cui ti accorgi che stai sopravvivendo più che vivendo, e che qualcosa dentro di te chiede a gran voce di essere ascoltato. Sentivo il bisogno di riscattarmi, di rinascere, di cambiare rotta. Avevo bisogno di aria nuova, di uno scossone, di un atto di fiducia verso la vita… e forse anche verso me stessa.

Così ho deciso di buttarmi.

Di dire sì a questa esperienza, anche senza avere tutte le risposte.

Spoiler: mi sta cambiando letteralmente la vita.

A luglio ho preso un aereo direzione Messico. La verità? Stavo morendo dalla paura.

Paura di non essere all’altezza, paura della lingua, del posto, delle persone, di me stessa. Nonostante la formazione specifica e le mille informazioni ricevute prima della partenza, c’era una parte di me che sapeva che nulla mi avrebbe davvero preparata a ciò che avrei vissuto. Perché alcune esperienze non si studiano: si attraversano.

Sono arrivata ad Aguascalientes e, dopo pochi giorni, è iniziato il campo estivo (Vacaciones Felices). Ricordo ancora le prime mattine, i visi curiosi dei bambini, il caos, le risate, l’energia travolgente. L’accoglienza è stata incredibilmente calorosa, spontanea, vera. I bambini, soprattutto, mi hanno insegnato fin da subito una lezione potentissima: quando sei piccolo non ti importa delle differenze culturali, del colore della pelle o della lingua che parli. Se vuoi giocare, se vuoi stare insieme, trovi sempre un modo. Sempre.

All’inizio capivo pochissimo. Non avevo mai studiato spagnolo prima di arrivare qui e spesso mi sentivo goffa, impacciata, fuori posto. Ma proprio lì ho scoperto qualcosa di me che non conoscevo: non avevo paura di buttarmi. Non avevo paura di sbagliare, di fare brutta figura, di essere guardata storto. Ho iniziato a comunicare con i gesti, con gli sguardi, con il cuore, e pian piano anche con le parole. Credo che questo coraggio — o forse questa resa — mi abbia permesso, in soli tre mesi, di raggiungere un livello di spagnolo sufficiente per creare legami veri, basati sulla fiducia e sulla presenza.

Finito il campo estivo è iniziata la scuola vera e propria. Faccio parte di un progetto educativo con minori, incentrato sulla prevenzione dell’illegalità. In concreto, è un appoggio scolastico che offre ai bambini uno spazio sicuro, accogliente, protetto, dove poter stare quando non sono a scuola. Un luogo in cui essere visti, ascoltati, accolti.

Dopo sei mesi qui, posso dirlo con il cuore in mano: con ogni bambino ho costruito un legame speciale. Un legame fatto di confidenza, spontaneità, fiducia e amore profondo. Un amore semplice, quotidiano, fatto di abbracci, di risate, di sguardi che cercano conferma. Questo, all’inizio, mi ha messa un po’ in crisi. Ho faticato a capire dove finivo io e dove iniziava il mio ruolo. Ho dovuto imparare — non senza dolore — che devo prendere una certa distanza emotiva: sono solo di passaggio. Non sarò io a cambiare la vita di questi bambini, per quanto lo desideri con tutta me stessa.

Ma ho capito anche un’altra cosa: che posso essere un porto sicuro. Posso essere una presenza gentile, una persona con cui confidarsi, qualcuno che ascolta senza giudicare. E a volte questo basta. A volte questo è tutto.

Trascorrere questo tempo con loro mi ha cambiata profondamente. Senza entrare nei dettagli, sento che questa esperienza mi ha aiutata davvero ad affrontare e superare molti traumi emotivi e relazionali che portavo con me da tempo. Stare qui mi ha insegnato ad avere pazienza, ad accettare ciò che non posso controllare, ad abitare il presente. Oggi guardo la vita con occhi diversi. Più lenti. Più gentili.

Sono grata alla vita, profondamente grata. Alla natura, che qui è potente e viva. Agli incontri inaspettati. Alle conversazioni nate per caso e diventate rifugio. Alle persone che mi hanno insegnato cosa voglio coltivare nella mia vita… e anche a quelle che mi hanno mostrato cosa non voglio più.

In Messico ho mangiato con le mani, ballato sotto la luna di mezzanotte, camminato tra rovine antiche e parlato con il cuore. Ho imparato ad ascoltare i silenzi, a rispettare i tempi, a respirare più lentamente. Sento che una parte di me rimarrà qui per sempre: nel sorriso di chi ho incontrato per caso ed è diventato famiglia, nei tramonti infuocati, nel mare che mi ha insegnato a lasciar andare, nelle parole non dette e in quelle custodite con cura.

Sono grata alla vita per avermi fatto incontrare persone che hanno reso questa esperienza qualcosa di molto più profondo di un semplice viaggio. Persone vere, generose, luminose, che mi hanno ricordato quanto sia prezioso l’incontro umano e quanto sia rivoluzionario scegliersi, anche quando fa paura.

Il Messico mi sta cambiando.

E sento che questo è solo l’inizio.

L’inizio di qualcosa di molto più grande.

Bianca

Lascia un commento