Come dimenticare quel primo giorno in cui ho varcato la soglia del CACAIS di Ibotirama, in Brasile? Spesso si parte per il Servizio Civile con l’idea di voler “dare”, ma fin dal primo istante ho capito che avrei ricevuto molto più di quanto potessi immaginare. Mi sono sentita accolta a braccia aperte da tutti, bambini e insegnanti, con un calore che ha immediatamente abbattuto ogni barriera linguistica o
culturale.
Ricordo ancora l’emozione profonda quando mi hanno invitata al centro di un grande cerchio di bambini. Hanno iniziato a cantare canzoncine di benvenuto per me, e ho sentito una forza vibrare nell’auditorium: era un’energia pura, autentica, che mi ha scosso fin dentro. In quel momento, tra abbracci collettivi, disegni regalati con timidezza e sguardi pieni di curiosità, ho capito che non ero solo una volontaria, ma ero diventata parte di una grande famiglia.
Le prime settimane sono state un tempo prezioso di “alfabetizzazione emotiva” e organizzativa. Ho dovuto imparare a muovermi in questo nuovo ecosistema: capire la divisione delle classi, conoscere i responsabili, comprendere il ritmo frenetico ma armonioso dei laboratori e delle attività.
Per vivere appieno l’esperienza e non restare una semplice spettatrice, ho scelto di cambiare aula ogni settimana. Volevo vedere il CACAIS con gli occhi di tutti: volevo sporcarmi le mani nei laboratori creativi, ascoltare le dinamiche dei professori e, soprattutto, conoscere i nomi e le storie di quei bambini che mi avevano accolto così generosamente. Questa rotazione mi ha permesso di avere una visione completa e profonda del progetto sociale che stiamo portando avanti.
Con il passare del tempo, il senso di smarrimento iniziale ha lasciato il posto alla consapevolezza. Dal secondo mese, ho iniziato non solo a capire, ma a proporre. Ho cominciato a organizzarmi meglio, a dare il mio contributo creativo nell’allestimento dei numerosi eventi che animano il centro e a supportare la mia OLP (Operatore Locale di Progetto) nella gestione documentale.
Passare dalla fase di “apprendimento” a quella di “supporto attivo” è stato un passaggio fondamentale. Mi ha permesso di sentirmi utile, di vedere le mie idee prendere forma e di capire quanto sia fondamentale il lavoro dietro le quinte per garantire ai ragazzi un ambiente sicuro, motivante e strutturato.
Gaia

